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venerdì, 10 novembre 2006

Indice

Novembre 2006  p60914
  • Communismo dal basso Angela Ranauda e Fabio Ruggiero 
  • Dalla rivolta all’alternativa  Stathis Kouvélakis
  • Hezbollah e la sinistra  Alex Gaudillière
  • Perché la guerra di Israele al Libano  John Rees
  • La guerra dei 33 giorni e la risoluzione 1701 dell'Onu  Gilbert Achcar
  • Contro la Guerra degli Usa e Israele nel Libano  comunicato dell'International Socialist tendency
  • Due popoli due Stati?  Brune Seban
  • Le radici della violenza di Israele  Tony Cliff
postato da: cdblog alle ore 09:21 | link | commenti (1)
categorie: indice

Editoriale CdBlog

Comunismo dal basso
Tre crisi caratterizzano l'inizio del secolo. La prima è la crisi di un sistema di guerra e di miseria in cui l'offensiva sull'insieme degli sfruttati, a cominciare dalla guerra infinita, si intensifica. La seconda è una crisi per i capitalisti stessi che si sono visti opporre una resistenza generalizzata contro la guerra e l'occupazione nel Medio Oriente, dai movimenti da Seattle a Genova, dai popoli dell'America del Sud. La terza è una crisi politica: mentre la maggior parte della sinistra non ha soltanto capitolato davanti a questa offensiva ma ci ha partecipato, la costruzione di una sinistra alternativa è ancora all'ordine del giorno. Rifondazione Comunista ha rappresentato in Europa l'esperienza più avanzata di tentativo di costruire questa sinistra alternativa, ma oggi al governo è arrivata addirittura a votare il rinnovo delle missioni di guerra.
Veniamo dal movimento che si batte per un altro mondo possibile. Pensiamo che lo sviluppo e la generalizzazione di questa resistenza a centinaia di migliaia di persone sia il primo elemento sul quale costruire questa sinistra alternativa. Pensiamo anche che lo sviluppo delle idee che mettono al centro della strategia per cambiare il mondo l'auto-emancipazione dell'insieme degli sfruttati, delle idee rivoluzionarie, sia determinante per la costruzione di questa sinistra. Iniziando questo blog, vogliamo contribuire allo sviluppo e la diffusione di queste idee.
postato da: cdblog alle ore 09:07 | link | commenti
categorie: comunismo dal basso
mercoledì, 08 novembre 2006

Strategie per il movimento

Dalla rivolta all’alternativa
Stathis Kouvélakis (traduzione di Brune Seban)
 cpe
In meno di un anno, la Francia ha vissuto tre scosse importanti, che l’hanno messa al centro dell’attenzione internazionale: il “NO” al referendum sulla costituzione europea, il “ sollevamento delle banlieues” dell’autunno 2005, e il movimento contro il CPE (Contratto prima assunzione Ndt) del marzo aprile 2006.
 
Molto diverse l’una dall’altra, tutte e tre testimoniano però che, decisamente, in questo paese “non si può più andare avanti come prima”. E’ vero che la coscienza di una crisi profonda, sociale e politica ha preceduto gli avvenimenti, ma ciò non toglie che in questi ultimi movimenti sono stati fatti ogni volta significativi salti di qualità. Per rimanere al movimento sociale di questa primavera, un osservatore anche poco accorto poteva notare: la gioventù di scuole e università occupare le piazze per più mesi, l’azione comune di questi giovani e i lavoratori, un fronte sindacale unito come mai è successo dalla Liberazione, nuovi record di presenza nei cortei, la divisione della classe politica dirigente davanti agli occhi di tutti… È appunto la congiunzione di una crisi multiforme (che si approfondisce sempre di più) e di un intervento popolare diretto (che scuote il “normale” corso degli avvenimenti) ad alimentare la percezione di una situazione inedita, portatrice di rottura di cui l’esito rimane, appunto, aperto.
Di fronte ad una situazione inedita, la prima conclusione che si impone è l’esigenza e l’urgenza di rinnovare i nostri strumenti di comprensione, e d’analisi, poiché la caratteristica di una situazione nuova sta appunto nella sua capacità di mettere in difficoltà le griglie d’analisi preesistenti. Il compito non è dei più semplici, eppure non abbiamo altra scelta che buttarci senza aspettare, dato che l’unico modo per ottenere i nuovi strumenti necessari è costruirli strada facendo, nello sforzo di un pensiero che interviene a partire, e nel mentre, di una situazione nuova, che si evolve rapidamente.
postato da: cdblog alle ore 00:54 | link | commenti
categorie: sinistra alternativa

Libano 1

Hezbollah e la sinistra
Alex Gaudillière    no lebanon war
La "guerra infinita" è iniziata cinque anni fa nel Medio Oriente. Ha costituito e costituisce la più grande sfida lanciata a coloro che hanno difeso e difendono ancora l'idea che "un altro mondo è possibile". Se Bush, Blair, Berlusconi e Sharon ieri, Prodi e Olmert oggi, possono bombardare Kabul, Gaza, Baghdad o Beirut, decidere quali paesi sottomettere alla loro agenda e farla applicare dalle loro truppe, allora non è vero che un altro mondo è possibile.
Dopo il fallimento del loro progetto di fronte alla resistenza in Iraq e il loro fallimento in Afghanistan, Israele ha iniziato una guerra che è durata 33 giorni in Libano per distruggere Hezbollah, ostacolo alla dominazione del Medio Oriente. E fu un altro fallimento.
La vittoria di Hezbollah è stata fondamentale per tutti quelli che si oppongono alla barbarie nella quale Bush e i suoi alleati vogliono far precipitare il mondo. Come scritto alla fine dell'offensiva da Gideon Levy, giornalista contro la guerra del quotidiano israeliano Ha'aretz: "Non è difficile immaginare cosa sarebbe successo se Hezbollah fosse stato sconfitto dopo qualche giorno di bombardamenti, come promesso dall'inizio dagli spacconi della FDI (Forza di Difesa Israeliana). Il successo ci avrebbe fatto impazzire. Gli Stati Uniti ci avrebbero spinto allo scontro militare con la Siria e, ubriacati dalla vittoria, avremmo potuto provarci. La tappa successiva sarebbe potuto essere l'Iran".
La sconfitta di Israele non conta soltanto per il futuro del Medio Oriente, ma per tutti quelli che cercano un'alternativa alla barbarie. Senza la resistenza del Medio Oriente la pressione dell'imperialismo sarebbe molto più forte sui movimenti dell'America Latina. In pratica è su tutto il pianeta che Hezbollah ha mantenuto viva l'idea di un altro mondo possibile. Ma la prima valutazione che tanti a sinistra fanno di tutto ciò è che sicuramente il mondo che vogliamo non è quello che vuole Hezbollah, "il partito di Dio".
postato da: cdblog alle ore 00:49 | link | commenti (1)
categorie: medio oriente

Libano 2

Perché la guerra di Israele al Libano
John Rees (Socialist Worker 12/08/06) 

Israele è il paese che riceve più aiuti militari da parte degli Stati Uniti. E` l'unico Stato al mondo a poter comprare direttamente armamenti dagli Stati Uniti senza essere sottomesso a nessun controllo, esattamente come se fosse un dipartimento interno all'amministrazione statunitense. E` l'unico Stato al mondo a poter utilizzare l'aiuto militare degli Stati Uniti per comprare armamenti da altri paesi che gli Stati Uniti. E` anche l'unico Stato nel mondo a poter utilizzare l'aiuto non-militare dei Stati Uniti per comprare armamenti. Tutto ciò non serve solo contro i Palestinesi, ma contro chiunque si opponga alla dominazione degli Stati Uniti nel Medio Oriente. L'attacco del Libano non avrebbe potuto andare avanti per così tanto tempo e con una tale intensità senza il consenso degli Stati Uniti (e della Gran Bretagna). La questione chiave diventa quindi: perché gli Stati Uniti hanno dato il loro consenso ora?
postato da: cdblog alle ore 00:47 | link | commenti
categorie: medio oriente

Libano 3

La guerra dei 33 giorni e la risoluzione 1701 dell'Onu
Gilbert Achcar* - 16 Agosto 2006
(traduzione di Paola Canarutto e Cinzia Nachira)
 
La risoluzione adottata dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU in data 11 agosto 2006 non soddisfa interamente né Israele, né Washington, né Hezbollah. Questo non significa che sia «equa e bilanciata», ma solo che è la dimostrazione temporanea di uno stallo militare.
 
Hezbollah non ha potuto infliggere una sconfitta militare importante ad Israele, possibilità questa che è stata sempre esclusa dall'assoluta sproporzione delle forze, proprio come era stato impossibile alla resistenza vietnamita infliggere una sconfitta militare importante agli Stati Uniti; neppure Israele, però, ha potuto infliggere una sconfitta militare importante – o in effetti una qualunque sconfitta al mondo – a Hezbollah. In questo senso, è quest'ultimo, senza alcun dubbio, il vero vincitore politico, come Israele è il vero perdente, della guerra dei 33 giorni scoppiata il 12 luglio; nessun discorso di Ehud Olmert o di George W. Bush può alterare questa ovvia verità[1].
 
Per comprendere la posta in gioco, è necessario riassumere gli scopi perseguiti nell'offensiva israeliana e sostenuti dagli Stati Uniti. Lo scopo principale dell'attacco israeliano era, naturalmente, distruggere Hezbollah; Israele ha cercato di raggiungere l'obiettivo con una combinazione di tre mezzi principali.
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categorie: medio oriente

Libano 4

 

Contro la Guerra degli Usa e Israele nel Libano - comunicato dell'International Socialist tendency - 2 agosto 2006


1. La guerra di Israele contro il Libano è l'ultimo passaggio dell'offensiva imperialista capeggiata dagli USA e dai suoi alleati dall'11 settembre 2001. La conquista dell'Iraq fu il tentativo di iniziare un processo di "cambi di regime" che superasse gli ostacoli alla dominazione del Medio Oriente da parte degli Usa. Al contrario, grazie alla resistenza in Iraq il Pentagono si incastrò in una guerra di guerriglia che non poté vincere. Così, l'amministrazione Bush si è data l'obbiettivo di farla finita con il governo della Repubblica Islamica dell'Iran, che dalla caduta di Saddam Hussein ha accresciuto di molto la sua influenza. Questo sarebbe un passo indietro per la sconfitta degli interessi degli Usa in Medio Oriente, resa più acuta dalla rivoluzione iraniana del 1978-79. Per questo l'offensiva di Israele contro gli Hezbollah offre a Washington una opportunità per eliminare una grande forza antimperialista con stretti contatti con l'Iran. La complicità di George W. Bush, e del suo alleato più stretto Tony Blair, in questa guerra di aggressione, si esprime nel ruolo che hanno giocato gli Usa e la Gran Bretagna nel bloccare la richiesta di un cessate il fuoco immediato da parte della grande maggioranza delle Nazioni Unite.

postato da: cdblog alle ore 00:42 | link | commenti
categorie: medio oriente

Palestina 1

Due popoli due Stati?
Brune Seban
 
Il 18 novembre ci saranno in Italia due manifestazioni sulla Palestina. Ancora una volta il movimento contro la guerra si ritrova spaccato in tre, tra chi parteciperà alla manifestazione del Tavola della pace, chi si ritroverà a Roma con il Forum Palestina e il campo antimperialista, e la maggioranza che non saprà di nessuna delle due, o non saprà decisamente dove andare, e con ogni probabilità rimarrà a casa. Noi che cerchiamo di tenere insieme unità del movimento e contenuti, che non vogliamo arrenderci né al “pochi ma settari” ne al “c’è il governo amico non si possono più dire certe cose”, ci ritroviamo spesso a spendere giustamente le nostre energie al mantenimento di un minimo di fronte unico, talvolta con successo. Proviamo invece a volte difficoltà ad andare oltre nel dibattito in merito all’argomento, oltre all’individuazione delle parole d’ordine, slogan, ecc che ti permettono di mantenere vivo questo fronte unico. Vorrei spendermi un attimo su questa seconda “faccia” del fronte unico (definito abitualmente con la formula “Colpire insieme, camminare separatamente”): lo sviluppo delle nostre idee, in merito alla Palestina, affrontando la questione dello slogan più diffuso nel movimento, “Due popoli due stati”.
postato da: cdblog alle ore 00:38 | link | commenti
categorie: medio oriente

Palestina 2

Le radici della violenza di Israele
Tony Cliff (1982)
     Quando rifletto sulla mia esperienza personale in Palestina mi rendo conto che gli orrori di oggi ebbero piccoli inizi. Come il sionismo, la separazione degli ebrei e la credenza in una terra ebrea siano diventati violenza di Stato. I miei genitori erano dei pionieri del sionismo, quando nel 1902 lasciarono la Russia per la Palestina e raggiunsero una popolazione sionista di qualche migliaia di persone in tutto. 
   
Sono cresciuto sionista, ma il sionismo non aveva l’orribile volto che ha oggi. Anche se c’è sempre stato una spaccatura fondamentale tra i sionisti e gli arabi. Questa stessa spaccatura divise i sionisti dalla gente normale nei loro paesi d’origine.
    
     Se si guarda alla Russia dell'ottocento, è palese. Nel 1891 lo Tzar Alexander II fu assassinato. L'anno dopo l'estrema destra russa organizzò un pogrom contro gli ebrei. “Uccidi un ebreo e salva la Russia” dicevano. I socialisti reagirono facendo appello ad una lotta unita contro lo tsarismo e la destra. Ma ci fu una seconda reazione: il sionismo. L’argomentazione dei sionisti era che “Gli ebrei non possono fidarsi di nessuno al di là di se stessi”, e i primi di loro lasciarono la Russia per andare in Palestina. Ogni pogrom successivo produsse le stesse due reazioni: chi si schierò con il movimento rivoluzionario generale, chi scelse la separazione.
postato da: cdblog alle ore 00:36 | link | commenti
categorie: medio oriente